giovedì 29 dicembre 2011

Bioreattore al carciofo


Eccomi di nuovo tra voi dopo una lunga assenza dovuta al nuovo lavoro e alla lontananza da casa. Prima di lasciare il 2011 volevo salutare tutti voi augurandovi un felice anno nuovo, scusandomi  per non aver trovato il tempo per aggiornare costantemente il blog. Colgo anche l’occasione per salutare tutti gli amici che in questi mesi mi hanno scritto per avere consigli, informazioni e spiegazioni sul processo micropropagativo (mi raccomando continuate a scrivermi), dandomi la spinta per continuare ad aggiornare le pagine di questo blog. In molte delle vostre mail ho percepito la volontà di fare di questa passione una professione, cosa lodevole e che condivido in pieno ma che spesso e volentieri risulta essere ardua e faticosa. Mi riferisco in particolare a noi neo-laureati che pieni di entusiasmo e passione ci scontriamo contro un mercato del lavoro morto, il quale non ci da il giusto credito propinandoci umilianti contratti da stagisti senza essere mai convertiti in contratti di lavoro. Data la mia scarsa esperienza in questo campo, non mi sento certo di dispensare consigli, ma se volete davvero lavorare in questo settore, fate affidamento solo sulle vostre capacità e su quelle dei vostri colleghi neo-laureati. Non aspettate che qualcuno vi illuda con false promesse (vedi il caso del bireattore al carciofo) e non fatevi prendere in giro dai ridicoli contratti da stagista per poi ritrovarvi a fare tutt’altro. Come ho detto a molti di voi se qualcuno ha davvero voglia di mettere su un laboratorio di micropropagazione non tardate a chiamarmi, io sarò dei vostri.

Buon 2012
Davide

domenica 23 ottobre 2011

Disinfettare la cappa 2

Salve a tutti oggi è il turno di un'altro mezzo per rendere il nostro lavoro sotto cappa più sicuro e più controllato: vi presento l'Alcool Premier-WFI Klercide 70/30 sterile

Alcool sterile v/v 70/30 senza spore con IPA, alcool denaturato (IMS) o Etanolo Pharma, miscelato con acqua per iniettabili di classe superiore (EP). I tre tipi di alcool sono miscelati con acqua per iniettabili del grado superiore (EP), con livelli di endotossina garantiti inferiori a 0,25 EU/ml. Incartati in tripla confezione per un facile trasporto in camere sterili di Grado A e B e irradiati ai raggi gamma per assicurare un prodotto sterile e senza spore. Una serie di formati a scelta che include pratici erogatori a pistola in formato da 500 ml a 5,0 litri, spray, getto e in fustino con tappo pronti all’uso. L'erogatore consente di spruzzare gocce di dimensioni tali da limitare il rischio di inalazione. L’erogazione a getto riduce al minimo la presenza particellare durante l’uso ed è pertanto ideale per aree critiche dove viene effettuato un monitoraggio continuo per la conformità alle nuove linee guida GMP. Il Sistema di dispensazione SteriShield degli erogatori a spruzzo è stato convalidato per fornire una durata di conservazione di tre mesi, eliminando l’esigenza di scartare il prodotto non utilizzato. Lo spray è stato inoltre approvato per mantenersi sterile per un periodo di tre mesi dopo la prima apertura.
La varietà dei formati permette all’utente di scegliere il metodo d’applicazione più idoneo, dalla nebulizzazione dello spray all’erogatore regolabile a pistola che permette l’erogazione del liquido sotto forma di getto o di spray e la possibilità di applicarlo su un panno per ridurre le inalazioni del prodotto. Il Premier-WFI Klercide 70/30 IPA è una miscela di alcool isopropilico al 70% con acqua per iniettabili. Il Premier-WFI 70/30 Klercide IMS è costituito da una miscela di etanolo denaturato al 70% e acqua per iniettabili. L’Etanolo Pharma Premier-WFI 70/30 Klercide è etanolo denaturato al 70% con IPA e garantisce residui di prodotto bassissimi. In tutti i formati, i livelli di endotossine garantiti sono inferiori a 0,25 EU/ml. La miscela di alcool è filtrata a 0,2 micron, riempita e confezionata in triplo imbusto sotto un flusso laminare in classe A, in un ambiente a contaminazione controllata di grado C (Classe ISO 7), prima di essere sottoposta a irraggiamento secondo un processo convalidato a non meno di 25kGy. Tutti i flaconi spray incorporano il sistema di erogazione brevettato SteriShield Delivery System e una pistola a getto regolabile. Il sistema a tenuta di SteriShield Delivery System garantisce il mantenimento della sterilità del contenuto durante tutto l'utilizzo. Tutti i flaconi spray sono inoltre dotati del Sistema di dispensazione brevettato SteriShield e di una pistola d’erogazione regolabile. La modalità di funzionamento del Sistema di dispensazione SteriShield garantisce la salvaguardia della sterilità del contenuto per tutto il corso dell’uso.
Facile da usare, può essere erogato direttamente sulla superficie da sanitizzare. Accertarsi sempre che il liquido disinfettante entri in contatto con l’intera superficie da pulire. Per risultati ottimali, pulire la superficie con un panno al fine di eliminare eventuali agenti contaminanti.

sabato 22 ottobre 2011

Disinfettare la cappa

Molti di voi mi hanno chiesto che prodotti utilizzare per disinfettare la cappa prima di iniziare a micropropagare. Bene da oggi aprirò una serie di post dove potrete trovare i migliori prodotti commerciali per questo scopo. Oggi vi presento Klercide-CR Biocida A filtrato


Disinfettante ad ampio spettro a base di sali di ammonio quaternario e biguanide, filtrato a 0,2 micron, efficace anche in condizioni di sporco tenace. Il Klercide-CR Biocida A ha un ampio spettro di attività che permette di controllare la maggior parte della contaminazione microbica potenzialmente presente negli ambienti sterili e a contaminazione controllata. È destinato all'uso in rotazione con gli altri biocidi Shield Medicare, incluso lo sporicida Klercide-CR Biocida B. Il Biocida A Klercide-CR usato normalmente è non irritante e non corrosivo, così da poter essere impiegato in modo sicuro nella maggior parte delle applicazioni in ambienti sterili. Lo spray a pistola completamente regolabile permette l'erogazione del liquido sotto forma di getto o di spray. In alternativa, sono disponibili prodotti pronti all'uso e concentrati in fustini con tappo a vite per l'impiego in grossi impianti. Il sistema di erogazione consente l’utilizzo di tutto il contenuto del flacone, evitando così gli sprechi. Il Klercide-CR Biocida A è un biocida filtrato per l’uso in ambienti sterili e zone a contaminazione controllata. Gli ingredienti attivi sono costituiti da una miscela di sale di ammono quaternario e biguanide. La miscela offre attività ad ampio spettro perfino in condizioni di notevole sporcizia organica. Non sono necessari ulteriori attivatori. Il Klercide-CR Biocida A è adatto per l'uso su tutte le tipologie di superfici non porose. La miscela è filtrata a 0,2 micron, riempita nel contenitore decontaminato e successivamente chiuso in doppia busta in un ambiente sterile di Grado C (ISO classe 7). Il prodotto pronto all'uso è disponibile in flacone spray da 1 litro e in fustini con tappo da 5 litri. Per aree più ampie sono disponibili fustini di concentrato da 5 litri da diluire in acqua di qualità idonea.

Attività battericida
S.aureus, K.pneumoniae, E.coli, E.hirae, S.epidermidis, Cl.perfringens, Cl.botulinium, S.entiritidis, S.hominis, Ps.aeruginosa, M.smegmatis, L.monocytogenes, S.marcescens
Attività virucida

Attività fungicida
A.niger, A.fumigatus, T.interdigitale, P.expansum, C.albicans, M.racemosus, P.notamum, S.rouxii


Applicare il prodotto pronto all'uso direttamente sulle superfici non porose usando un panno di pulizia per cleanroom a basso rilascio particellare. Dopo un tempo di contatto di almeno 5 minuti asciugare con un panno. Dove necessario, eliminare totalmente ogni residuo utilizzando alcool tipo Klercide 7./30 o acqua. 5 litri di prodotto concentrato vanno diluiti in proporzione 1:3 in acqua di qualità idonea, per produrre 20 litri di disinfettante diluito. Miscelare bene prima dell'uso. Il Klercide-CR Biocida A può essere utilizzato in regime di rotazione con il Klercide-CR Biocida B.

venerdì 14 ottobre 2011

Esperimenti su lampone e palma

La pagina "Fasi della Micropropagazione" è stata nuovamente aggiornata con due nuovi paragrafi inerenti i primi esperimenti compiuti su cellule meristematiche di lamponi e di palma. I nuovi paragrafi sono stati inseriti nel primo capitolo intitolato "Introduzione lla Micropropagazione". Buona lettura!

lunedì 3 ottobre 2011

La scelta del bioreattore



Grazie ai bioreattori è possibile coltivare: germogli, radici, micro tuberi, bulbi, embrioni, ecc… di numerose specie.I Bioreattori vanno scelti in base alle esigenze delle colture da effettuare al loro interno: batteri, cellule vegetali (e loro tipo), organi (germogli, radici, tuberi, bulbilli ecc). Le colture di ife fungine o di hairy roots richiedono bioreattori di tipo diverso rispetto a quelli usati per le colture cellulari, in quanto richiedono un ancoraggio per la crescita. Lo sfruttamento delle cellule vegetali per la produzione di
composti di interesse vivaistico, ornamentale, floricolo o orticolo richiede la produzione su larga scala. Per questo si rende necessario  dimensionare correttamente i bireattori, infatti, la coltura di cellule vegetali, non sempre può essere effettuata nei bioreattori configurati per la crescita di batteri, a causa di caratteristiche distintive che non sono favorevoli alla crescita di cellule vegetali.

Rispetto ai batteri le cellule vegetali mostrano:produttività meno stabile, maggiore sensibilità allo “stress da taglio” (shear stress), inferiore richiesta di ossigeno e minor velocità di crescita (tempo di duplicazione 25-110 h). Ciascun tipo di coltura deve essere ottimizzata e richiede un bioreattore con caratteristiche peculiari.

giovedì 29 settembre 2011

Micropropagazione negli anni '80

Oggi ho deciso di apportare una interessante integrazione alla dispensa intitolata "Fasi della Micropropagazione" aggiungendo un'interessante paragrafo sul declino del settore micropropagativo che si è registrato negli anni 80 in italia a seguito di alcune nostre abitudini che ci collocano in coda rispetto ad altri paesi concorrenti.
Intanto sta procedendo l'assemblaggio delle nuove e ultimissime cappe  che ben preso potrete trovare direttamente sulle pagine di questo blog.

domenica 11 settembre 2011

Nuova cappa a flusso laminare

Tempo fa vi avevo parlato di alcune importanti novità che avreste trovato sulle pagine di questo blog. La prima l'avete già vista ed è quella che si riferisce agli approfondimenti sui bioreattori utilizzati anche per la micropropagazione, la seconda invece sta per arrivare e si tratta di un nuovo modello dio cappa a flusso laminare che metterò in vendita sia direttamente sul blog sia su ebay. In questi giorni inizierò a assemblare le cappe che rispetto al progetto iniziale avranno un costo molto ridotto, saranno più semplici e più funzionali. Quindi se anche voi come me siete degli appassionati di micropropagazione tenete d'occhio queste pagine nei prossimi giorni, perchè con pochi euro potreste avere una cappa da poter utilizzare per i vostri esperimenti di micropropagazione.

giovedì 8 settembre 2011

Le funzioni del Bioreattore

Finalmente riesco di nuovo a scrivere sulle pagine del mio blog. Purtroppo in questi giorni ho avuto serie difficoltà a collegarmi alla rete: prima un fulmine ha danneggiato la centralina ADSL del mio quartiere, poi arrivato a Siena (dove attualmente lavoro come tecnico di laboratorio) la chiavetta per la connessione mobile ha deciso di scioperare fino ad oggi. Adesso sembra che tutto si sia risolto...incrociamo le dita. Approfittando dunque della discreta connessione direi di riprendere il discorso che avevamo lasciato a metà sui bioreattori utilizzati per la micropropagazione di cellule vegetali. Come avrete capito si tratta di una tecnologia innovativa che in pochi conoscono e che pochissimi riescono ad applicare.
È bene ricordare che, per qualsiasi tipo di coltura in vitro, al momento dell'inoculo segue un preciso percorso di crescita: dapprima la cellula si stabilizza nel nuovo terreno di coltura, dopodiché inizia a percepire gli stimoli derivati dai costituenti del terreno. Ad una fase di adattamento segue una fase di crescita esponenziale, in cui le cellule crescono notevolmente di numero in un ristretto arco di tempo; a questa fase di crescita esponenziale succede una fase di crescita stazionaria, che si manifesta nel momento in cui almeno uno degli elementi costitutivi del terreno si esaurisce. Il raggiungimento della fase stazionaria determina il passaggio della coltura dallo stadio duplicativo a quello produttivo. A questo livello il biotecnologo induce il mantenimento della fase stazionaria, o meglio produttiva, mentre minimizza la crescita numerica, per fare in modo che le cellule producano metaboliti secondari il più a lungo possibile. Per riuscirci, si variano i costituenti del terreno, soprattutto gli ormoni e le condizioni di coltura, come pH, temperatura, aereazione, luce ed elicitazione (strumento di induzione di stress fisico o biologico sulle cellule). Il fermentatore più versatile è formato da un reattore agitato ed areato; è composto da un recipiente cilindrico in acciaio inox con un fondo concavo e un coperchio, da un agitatore meccanico, da un sistema di aerazione, frangiflutti, camicia per la sterilizzazione e termoregolazione controlli del pH, temperatura, agitazione e schiuma. Le principali funzioni del fermentatore sono riassumibili con il mantenimento della sterilità, trasferimento dell’ossigeno, trasferimento o smaltimento dell’esotermia, regolazione del processo. Prima di effettuare una fermentazione, il recipiente e le linee ad esso connesse devono essere sterilizzate per 30 min. a 121°C usando vapore sia in modo diretto che indiretto, cioè in camicia per risparmiare tempo e condensa. Particolare attenzione va dedicata alla sterilizzazione della linea dell’aria in cui è inserito il filtro sterilizzante usando del vapore pulito. Nei fermentatori convenzionali con agitazione meccanica sono considerati fattori molto importanti, la geometria del recipiente, la tipologia delle giranti, la velocità di agitazione. La fermentazione tradizionale si distingue in tre fasi: una prevegetativa in laboratorio, una fase vegetativa e una terza fase di produzione; le varie fasi devono avvenire sempre in condizioni di sterilità per evitare la crescita di microrganismi indesiderati.

venerdì 2 settembre 2011

Cos'è un bioreattore


Si definisce bioreattore ogni dispositivo in grado di fornire un ambiente adeguato alla crescita di organismi biologici. La maggior parte delle volte si tratta di un recipiente all'interno del quale viene portata a termine una reazione chimica svolta da microorganismo da molecole, da essi derivate, attive dal punto di vista biochimico. Questo tipo di bioreattori è solitamente di forma cilindrica, composto di acciaio inossidabile e può raggiungere dimensioni comprese tra alcuni litri e numerosi ettolitri. Ci si riferisce a bioreattori anche intendendo dispositivi che permettono la crescita autonoma (senza l'intervento continuo di un operatore) di cellule o tessuti. Questo concetto di bioreattore, affine a quello di coltura cellulare, è attualmente in largo sviluppo soprattutto nel settore della rigenerazione dei tessuti (ad esempio per la terapia dei grandi ustionati.  Le colture all'interno del bioreattore devono essere adeguatamente sottoposte a varie sollecitazioni, che mimino elementi stimolanti la produzione di metaboliti secondari. I bioreattori sono strutturati in modo tale da determinare differenti tipologie di ciclo cellulare. Così come accade nel terreno solido, prima di indurre le cellule a produrre metaboliti secondari, bisogna infatti stimolarne la moltiplicazione; ciò consente di ottenerne un numero cospicuo ed adeguato alla sintesi dei princìpi attivi. Nell'allestimento di un terreno liquido si procede a concretizzare i seguenti passaggi:

1.      Inoculo cellulare nel terreno liquido.
2. Condizioni di coltura adeguate alla moltiplicazione cellulare: il tipo di terreno e la modalità di coltivazione in un opportuno bioreattore devono consentire l'ottenimento della biomassa desiderata.
3. Condizioni di coltura adeguate alla produzione di princìpi attivi; il terreno di coltura viene modificato e la coltura viene sottoposta a sollecitazioni meccaniche, ciò comporta un forte rallentamento dei fenomeni duplicativi a favore della produzione di metaboliti secondari.

giovedì 1 settembre 2011

Bioreattori per colture cellulari


Tramite passaggi di scala si può arrivare a colture cellulari vegetali in bioreattori industriali anche di decine di migliaia di litri. Non si tratta di un semplice aumento di volume, ma questo processo comporta la valutazione e l’ottimizzazione di molti parametri che in laboratorio possono essere trascurati. Infatti, anche su grande scala, l’accrescimento della biomassa e la produzione di metaboliti secondari dipendono dalle caratteristiche genetiche della specie coltivata, dal tipo di terreno e dalle condizioni di coltura, però sono implicati ulteriori fattori. Ad esempio del terreno di coltura non è importante solo la composizione, ma lo sono anche le proprietà reologiche come la viscosità. Inoltre le condizioni di coltura importanti non sono più solo temperatura, pH e luce come in piccola scala, ma sono rilevanti anche la dimensione dell’inoculo e, soprattutto, aerazione ed agitazione, dalle quali dipende l’omogeneità del mezzo in termini di distribuzione e disponibilità dei nutrienti, dei rifiuti metabolici, dell’ossigeno, della temperatura, ecc. Dall’aerazione dipendono anche la formazione di schiuma, da evitare, ed il rapporto O2/CO2, che influenza i processi metabolici e la stabilità dei prodotti. Pure l’agitazione (tipo e intensità) va adeguatamente messa a punti perché può compromettere vitalità cellulare e resa, anche se le cellule vegetali si sono rivelate più resistenti allo stress da taglio di quanto si pensasse. Anche la tendenza delle cellule vegetali a crescere in aggregati che sedimentano o aderiscono alle pareti, può condurre ad un sistema disomogeneo e quindi non ottimale in ogni punto e non riproducibile. Su grandi volumi, inoltre, possono esserci  problemi di diffusione della luce. La coltura in bioreattore di cellule vegetali comporta, quindi, maggiori problemi tecnici rispetto alle fermentazioni di microorganismi e richiede accorgimenti appositamente studiati, sia per la fermentazione che per il recupero del prodotto d’interesse. Un tipo di bireattore particolarmente adatto è l’”airlift”, in cui l’aria è immessa dal basso per miscelare oltre che ossigenare il sistema. Altre soluzioni sfruttano l’immobilizzazione delle cellule, che comporta numerosi vantaggi tecnici ed economici tra cui il fatto che le cellule siano più stabili e restino attive più a lungo, si osserva una crescita della produttività (grazie alla più stretta interazione  cellula-cellula) e sono facilitati i processi in continuo ed il recupero dei metaboliti secreti. Di questi ultimissimi anni è lo sviluppo di diverse tipologie di bioreattori che abbattano i costi d’impianto, come ad esempio i “fermentatori a sacchetti di plastica” . Un altro fattore fondamentale da considerare, quando si parla di scala industriale per produzioni commerciali, è l’aspetto economico. La commercializzazione è ostacolata dalla fattibilità economica che necessita di un approccio integrato biologico ed ingegneristico. In generale per migliorare il processo occorre conoscere bene la via di biosintesi, il suo possibile legame con la cinetica di crescita, la morfologia del sistema, le interazioni cellula-cellula e la reazione di sintesi, ma è necessario anche avere un impianto adeguato ed un buon sistema di recupero del prodotto. Uno svantaggio dei composti vegetali, rispetto a molti di origine animale o microbica, è che spesso sono prodotti a basso o medio valore di mercato.

mercoledì 31 agosto 2011

Bioreattori in micropropagazione

Oggi voglio parlarvi di un nuovo procedimento utilizzato in micropropagazione per amplificare e migliorare il processo: i bioreattori. Con questo post si apre quindi una nuova rubrica volta ad approfondire questo nuovo e interessante aspetto.

Tramite passaggi di scala si può arrivare a colture cellulari vegetali in bioreattori industriali anche di decine di migliaia di litri. Non si tratta di un semplice aumento di volume, ma questo processo comporta la valutazione e l’ottimizzazione di molti parametri che in laboratorio possono essere trascurati. Infatti, anche su grande scala, l’accrescimento della biomassa e la produzione di metaboliti secondari dipendono dalle caratteristiche genetiche della specie coltivata, dal tipo di terreno e dalle condizioni di coltura, però sono implicati ulteriori fattori. 
Diverse ricerche, negli ultimi anni, si sono orientate verso l’automazione della tecnica di micropropagazione mediante l’utilizzo di bioreattori che permettono una significativa riduzione dei costi  e, in molti casi, favoriscono il processo propagativo. Propaguli vegetali possono quindi essere coltivati intensivamente in bioreattori al fine di produrre nuove piante per produzioni industriali su larga scala. Attualmente le specie vegetali che meglio rispondono a tale tecnica sono Stevia rebaudiana, Begonia, Chrysanthemum, mela, uva, ananas, aglio e Phalaenopsis.

domenica 14 agosto 2011

Novità

Ferragosto si avvicina e le mie ferie stanno per finire e presto, molto presto rientrerò a Siena per lavoro. Con questo post volevo augurare a tutti vuoi buon ferragosto e annunciarvi che in è arrivo una piacevole novità per tutti gli amanti della micropropagazione. Anzi per la verità le novità saranno due, una più interessante dell'altra. Per il momento non vi anticipo niente visto che sono ancora in fase di realizzazione, ma non vi preoccupate entro breve saprete di cosa si tratta. Quindi cari amici non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento al prossimo post. Buone vacanze

mercoledì 10 agosto 2011

Aggiornamento Procedure di laboratorio

Ancora un aggiornamento nella dispensa "Procedure di laboratorio". Questa volta sono stati inseriti i seguenti paragrafi: Procedure di decontaminazione, Agitatori, Pulizia e sanificazione ambiente.

sabato 6 agosto 2011

Passaggio materiale - Magazzino

Se al piano terra si svolgerà solo il flusso del personale, al secondo piano invece oltre al personale circolerà anche parecchio materiale che dovrà essere classificato come “sporco” o “pulito”. Per capire come si effettua il passaggio dei materiali in un laboratorio, al fine di mantenere incontaminati gli ambienti e il prodotto, partiamo dall’inizio: dal magazzino. In questo ambiente vengono stoccati i materiali provenienti dall’esterno per poterli poi utilizzare in fase di produzione. I vari prodotti, attraversando il corridoio dello sporco, dovranno essere sistemati e classificati in apposite scaffalature, se possibile spruzzati con del disinfettante in grado di ridurre eventuali contaminazioni oppure, se non fosse possibile disinfettarli direttamente, imbustatiti e nuovamente spruzzati. Effettuate queste operazioni il materiale stoccato può viaggiare all’interno dell’area denominata “pulita”. Il locale del magazzino è dotato di due porte con specfifici flussi:  porta 1 e porta 2. Attraverso la porta 1 il materiale può solo entrare mentre tramite la  porta 2 può solo uscire. Quindi, come è facile capire la porta 1 da sul corridoio dello “sporco”e la porta 2 su quello del “pulito”. Adesso però occorre capire in che modo avviene il passaggio materiale da una zona, come quella del magazzino, di colore arancione cioè non classificata ad una di colore rosso cioè classificata.

In questo caso occorre progettare una piccola anticamera in grado di dividere i due ambienti. Come? Semplice, l’anticamera dovrà avere due porte che mai e poi mai dovranno aprirsi contemporaneamente. Da un lato l’operatore del magazzino aprirà la porta dal proprio lato,  inserirà il carrello con il materiale, richiuderà la porta dietro di se e spruzzerà nuovamente del disinfettante su tutti i ripiani del carrello. Fatto questo, prima di uscire, attiverà un timer che indicherà il momento in cui, dall’altro lato, l’operatore di laboratorio potrà prelevare il carrello. Generalmente il tempo necessario affinchè il disinfettante faccia effetto è stato calcolato in 15’. Inoltre all’interno dell’anticamera, sul pavimento, sarà presente una linea gialla che indicherà il cambio di livello di area. La linea gialla non dovrà mai essere superata dai vari operatori: ne da quelli del magazzino ne da quelli del laboratorio.

Clicca sulle immagini per vederle ingrandite.


mercoledì 3 agosto 2011

Grazie a tutti voi!!

E' passato quasi un anno dal primo post pubblicato su questo blog. Anche se il compleanno del Blog di Micropropagazione sarà festeggiato il 16 di agosto 2011, oggi è l'occasione giusta per ringraziare tutti voi per le moltissime visite su queste pagine. Grazie 1000!!! Ad essere sincero non avrei mai creduto che la mia passione per la micropropagazione potesse essere condivisa da così tanti amici. In questi mesi molti di voi mi hanno chiesto consigli, pareri e opinioni che mi hanno fatto capire quanto sia elevato l'interesse verso questa particolare tecnica di propagazione. Su queste pagine ho voluto anche pubblicare momenti importanti della mia carriera come la laura, la presentazione della tesi e l'assunzione presso una grande azienda farmaceutica. Insomma oltre alla micropropagazione su questo blog trovate anche un po' di me. Adesso ci stiamo per avvicinare al primo compleanno, prorprio durante le ferie estive. Quindi buone vacanze a tutti e a presto. Il blog non andrà in vacanza.

lunedì 1 agosto 2011

Aggiornamento Procedure di laboratorio

Nuova integrazione nella dispensa  "Procedure di laboratorio"da oggi potrete trovare altri interessanti paragrafi sulle procedure di laboratorio: Procedure d'ingresso, Procedure di uscita, Procedure per l'eliminazione del materiale.

mercoledì 27 luglio 2011

Procedure di laboratorio

Nuovo ed interessante aggiornamento nella dispensa "Procedure di laboratorio". All'interno oltre al materiale  già presente troverete i nuovi capitoli inerenti alle PROCEDURE DI ACCESSO, PROCEDURE DI PROTEZIONE PERSONALE, PROCEDURE OPERATIVE MICROBIOLOGICHE STANDARD. Nei prossimi giorni seguiranno altri aggiornamenti sempre nella dispensa "Procedure di laboratorio".

lunedì 25 luglio 2011

Laboratorio di micropropagazione 6

Dopo aver postato il primo piano, del nostro ipotetico laboratorio di micropropagazione, è arrivato il momento di pensare a come allestire il piano della produzione vera e propria. Inutile ripetere che il tutto dovrà ruotare su quei principi di asepsi e profilassi detti in precedenza. E' proprio in questi ambienti che progettisti e operatori dovranno riporre le maggiori attenzioni: se da una parte occorre avere una accurata distribuzione degli ambienti, dall'altra è fondamentale che il comportamento degli operatori sia il più corretto e accurato possibile, in modo da non contaminare e compromettere la produzione. 

Ancora una volta ci avvarremo della classificazione diversa di alcune aree: in arancio le zone a classificazione 2 e in rosso le aree a classificazione 3 che richiedono una particolare vestizione ed una particolare attenzione. Arrivati al secondo piano, per mezzo dell'ascensore, ci troviamo nel corridoio dello sporco che può portarci, a seconda  delle nostre mansioni, o nel magazzino o nella zona di vestizione e passaggio all'area di 2° classificazione. Una volta giunti nell'area di seconda classificazione   e indossati gli appositi abiti è possibile attraversare il corridoio del pulito per entrare nei seguenti ambienti: camera di crescita, laboratorio di moltiplicazione, laboratorio di radicazione, cucina o laboratorio di preparazione dei sub strati (media). Il flusso del personale e dei materiali sarà spiegato nei prossimi post.

lunedì 18 luglio 2011

Laboratorio di micropropagazione 5

Dopo aver venduta la cappa a flusso laminare mi sono gettato a capofitto nella progettazione di un laboratorio di micropropagazione, cercando di fare tesoro delle varie esperienze professionali che ho avuto e che sto avendo in questo settore. Partiamo con il dire che un buon laboratorio di micropropagazione non si improvvisa, occorre perdere del tempo in fase di progettazione per realizzare la miglior disposizione degli ambienti. Nel post precedente ho pubblicato una bozza di laboratorio il più completo possibile, cercando di rispettare tutti i parametri che ci siamo detti nei post scorsi. Oggi voglio rendervi la vita più facile: per questo ho riportato in formato elettronico la bozza del progetto. Avendo lavorato in alcuni laboratori di micropropagazione ho notato profonde differenze concettuali e comportamentali che alla fine della fiera non aiutavano certo alla buona riuscita della produzione. Mi spiego: spesso e volentieri non vengono mantenuti, dagli operatori, adeguati livelli di asepsi, osservando carenza nella vestizione e nelle procedure stesse. Altre volte le strutture sono dei semplici capannoni adibiti a laboratorio che non tengono conto delle ottimali disposizioni degli ambienti. Con questa serie di post spero di portare un minimo contributo per l'ottimizzazione dei laboratori di micropropagazione.

Di seguito trovate la bozza in formato elettronico del primo piano del nostro teorico laboratorio di micropropagazione. Come vedete le zone a diversa classificazione asettica si dividono in 3 colori: bianco (nessun tipo di classificazione asettica, accesso libero), giallo (primo grado di classificazione asettica, vi accede solo personale autorizzato provvisto della apposita montura), arancio (zona di seconda classificazione a cui vi accede solo personale autorizzato che pone sulla precedente montura, altri componenti di sicurezza). Nel nostro laboratorio una volta entrati nell'atrio d'ingresso, in base alla nostra mansione possiamo entrare o nell'open space dove svolgeremo funzioni amministrative e di controllo, oppure andare dritto e proseguire nel corridoio degli spogliatoi (di colore giallo) a cui si accede solo tramite badge. Sulla sinistra troveremo gli ingressi degli spogliatoi femminili e maschili dove indosseremmo la montatura di prima classificazione. Successivamente, tramite un piccolo disimpegno entreremo nella zona di seconda classificazione (colore arancio) dove porremo dei copriscrape sulle calzature da laboratorio. In questo modo attraverseremo il corridoio del pulito (anch'esso di colore arancio) e ci recheremo o nella sala controllo o al piano di produzione al livello superiore grazie agli ascensori

sabato 16 luglio 2011

Laboratorio di micropropagazione 4

Ecco, qui trovate un abbozzo di quello che dovrebbe essere la disposizione degli ambienti di un laboratorio di micropropagazione. Come vedete il tutto segue il concetto espresso nei post  precedenti. Presto altre info.

venerdì 8 luglio 2011

Laboratorio di micropropagazione 3

Un problema fondamentale nella progettazione di un laboratorio è costituito dai percorsi, che devono garantire ad un tempo funzionalità, sicurezza, e difesa dalle contaminazioni. Nella disposizione dei percorsi è necessario evitare le sovrapposizioni fra percorsi settici ed asettici, attraverso una valutazione attenta del grado di asepsi che ciascuno di essi richiede. Lo studio delle soluzioni tipologiche ha portato all’introduzione del criterio della divisione dei percorsi destinati elle specifiche funzioni del reparto, il blocco viene articolato attraverso il percorso asettico e il percorso settico, senza occasioni di sovrapposizione o di contatto fra i percorsi stessi. Questo sistema garantirebbe condizioni asettiche per la zona di ingresso e preparazione dei materiali e dei mezzi, per i locali e i servizi delle unità micropropagativee, tutti serviti dal percorso asettico. Solo i materiali e i corredi impiegati durante la preparazione degli espianti, vengono allontanati lungo il percorso settico per raggiungere la centrale di sterilizzazione. In realtà questa impostazione fornisce garanzie solo parziali, perché le contaminazioni si verificano ugualmente. Allo scopo di perfezionare il modello a doppio corridoio e di limitare il tasso di contaminazioni si è cercato di limitare il numero di aperture della sala di micropropagazione, di collocare locali a filtro tra le sale e i percorsi, di semplificare i traffici con sensi di percorrenza chiari e di centralizzare la preparazione e il lavaggio del materiale con la sterilizzazione.
percorso pulito

corridoio pulito, preparazione mezzi e materiali, locale vestizione del personale, cucina pulito, sala micropropagazione, camera di crescita, locali di sterilizzazione, deposito pulito, deposito attrezzature.
percorso sporco
cucina sporco,spogliatoio del personale, deposito materiale, zona relax personale, zona lavaggio attrezzature.

giovedì 7 luglio 2011

Laboratorio di micropropagazione 2

Dopo aver individuato il sito su cui realizzare il nostro laboratorio, con tutte le strutture annesse, è arrivato il momento di individuare la filosofia che impregnerà il nostro lavoro. In una parola: profilassi. In ogni laboratorio che si rispetti, la profilassi , è un concetto fondamentale che non potrà mai venire meno, si tratti anche di un laboratorio di micropropagazione. Questo aspetto è fondamentale anche per la realizzazione dei vari ambienti del laboratorio a tal punto da influenzarne la struttura, la disposizione e la fruibilità. In pratica cercheremo di realizzare e mantenere ambienti asettici, usando sia le tecnologie presenti sul mercato, sia comportamenti specifici dei singoli operatori e un determinato flusso dei materiali che dovranno distinguersi in “puliti” e “sporchi”. Su questi concetti si svolgerà la vita all’interno del nostro laboratorio. Da qui in avanti sentirete parlare di “linee gialle”, porte di contenimento, corridoio del pulito e dello sporco ecc.. Non preoccupatevi, presto ci farete l’abitudine. Per farla breve affinchè tutto si svolga secondo quanto prestabilito, occorre procedurizzare ogni singola operazione, anche la più banale, in modo che gli operatori possano sempre sapere cosa fare senza prendere iniziative proprie; per far questo ci avvaleremo delle SOP (Standard Operating Procedures).

giovedì 30 giugno 2011

Laboratorio di micropropagazione

Alcuni di voi mi hanno chiesto consigli su come edificare da zero un laboratorio da adibire ai processi di micropropagazione. Ovviamente non mi sono mai azzardato ad entrare nel merito della questione viste anche le mie scarse conoscenze in edilizia, ma oggi, a distanza di un anno, credo di poter contribuire a fornire alcune brevi ma importanti informazioni. 

  • Partiamo con l'ubicazione: come tutte le attività di impresa, anche quella legata alla micropropagazione dovrà tener conto della vicinanza delle infrastrutture, utili per abbattere i costi e il tempo del trasporto, e della vicinanza al fondo su cui si eserciterà l'attività. Non sempre le due cose coincidono; spesso la parte produttiva la troviamo ben collegata alle reti di trasporto mentre la parte di ricerca e gestione completamente altrove. Nel nostro caso occorre privilegiare la vicinanza al fondo e realizzare intorno ad esso tutte le strutture legate ai processi micropropagativi, preponderanti rispetto a tutti gli altri (laboratori, serre di acclimatamento, terreno agricolo,magazzino, camera di crescita e uffici). In questo modo, privilegiando la vicinanza delle strutture al fondo agricolo, sarà possibile controllare con più facilità tutte le attività del processo ed evitare pericolose contaminazioni durante lo spostamento da un luogo ad un altro. In conclusione, per la scelta del sito occorre sempre optare per la vicinanza di tutti i comparti aziendali al fondo agricolo, trascurando gli aspetti infrastrutturali.

martedì 28 giugno 2011

Cercare lavoro

Ciao ragazzi vi sarete sicuramente chiesti dove sono finito... State tranquilli sto bene, anzi non potrei stare meglio. Infatti a nemmeno un mese dalla Laurea sono stato assunto da una multinazionale farmaceutica e mi sono dovuto traferire dalla mia amata cittadina. Adesso ho una sistemazione provvisoria a Rosia in provincia di Siena, sempre in Toscana, per fortuna, ma ad oltre 130 km da casa, quindi è improponibile fare il pendolare. Per scaramanzia non vi dico il nome della società, ma se andate sul web a vedere quale azienda farmaceutica ha lo stabilimento in provincia di Siena capirete sicuramente. Purtroppo l'assunzione e il consequenziale spostamento mi hanno tolto molto tempo ed energia e il blog ne ha risentito. Oggi infatti, a una settimana esatta dall'assunzione, sono riuscito a ricucirmi un piccolo angolo per tornare a scrivere su queste pagine. Vi prometto che il blog sarà costantemente aggiornato anche con nuove ed importanti dispense (già stasera ho in mente di pubblicare qualcosa). Ciao e a presto Davide.

lunedì 6 giugno 2011

In principio era Darwin. La vita, il pensiero, il dibattito sull'evoluzionismo

Oggi voglio presentarvi un testo che apparentemente non ha niente a che fare con la micropropagazione. Dico apparentemente perché le scoperte e le teorie formulate dal Darwin ebbero, ed hanno ancora oggi, infinite ripercussioni su molte branche della scienza legate alla biologia e non solo. Anche se non si parla di micropropagazione vi consiglio comunque di leggerlo, ne vale davvero la pena.

Quest'agile saggio di poco più di 120 pagine ripercorre la vita di Darwin, dalla giovinezza, alle prime esplorazioni, fino alla formulazione della teoria sull'evoluzionismo e agli attacchi reazionari che sollevò. Tra storia ormai nota ed aneddoti curiosi, scopriamo così che, pur essendo un "naturalista nato", Darwin non brillava negli studi, anzi, andava così male a scuola che il padre temeva che sarebbe diventato "una disgrazia per sé e la famiglia". Questo non gli impedì di ottenere il posto di geologo al seguito del brigantino Beagle impegnato in un viaggio intorno al mondo. Quel viaggio fu la fortuna di Darwin perché cambiò non solo la sua vita ma le sorti del mondo intero, grazie alla rivoluzione apportata dalla sua scoperta rivoluzionaria: l'uomo discende dalla scimmia. Odifreddi lo ricostruisce dettagliatamente con grande attenzione alla documentazione storica. Odifreddi espone con chiarezza la teoria dell'evoluzionismo, racconta con partecipazione le diatribe che scatenò nel mondo scientifico e gli sviluppi che subì nelle epoche successive fino alle influenze sulle elaborazioni degli scienziati dei nostri giorni. Senza dimenticare le reazioni che suscita, ancora oggi, soprattutto negli ambienti di ispirazione e di natura religiosa. Temi che Odifreddi, pungente e ironico come sempre, illustra e sviscera con la perizia dello scienziato capace di parlare con chiarezza e competenza al grande pubblico di argomenti complessi, rendendoli accessibili e comprensibili anche ai non addetti ai lavori.

domenica 5 giugno 2011

Offerta per cappa a flusso laminare

Oggi è un giorno particolare perchè dopo molti sforzi e dopo molto tempo mi trovo a dovermi separare dalla cappa a flusso laminare da me costruita. Circa quindici giorni fa un amico mi ha fatto un offerta per la cappa che non potevo non considerare. Così, calcolatrice alla mano mi sono messo a calcolare il costo di ogni singolo componente per capire quale fosse il vero valore di mercato. Certo non avrei mai creduto che la cosa potesse interessare a qualcuno quando inizia a realizzare questo modesto progetto. Oggi però ho notato che intorno a questo argomento ruota molto interesse e per questo ho intenzioni di realizzare cappe più piccole, dal costo più contenuto per cercare di diffondere il più possibile la tecnica della micropropagazione. Quindi siete avvisati, preparatevi perchè riparte la progettazione

giovedì 2 giugno 2011

Effetti della qualità della luce nella micropropagazione




Dopo la pausa post laurea rieccomi di nuovo a scrivere sul blog. Tempo fa vi avevo promesso di pubblicare su queste pagine alcuni capitoli della mia tesi dal titolo "Effetti della qualità della luce nella microproprapagazione". Prima di farlo però vorrei mettere on line il video della presentazione della mia tesi. Avendo formattato il pc, ho perso il programma che utilizzavo per montare i video, quindi sono ritornato al caro vecchio win movie maker... il che vuol dire scarsa risoluzione e pochi effetti. Buona visione.

venerdì 27 maggio 2011

Dottore in Agraria



È fatta! Finalmente sono diventato  Dottore in Agraria! Che soddisfazione! Lo scorso lunedì ho sostenuto la discussione della mia tesi dal titolo “Effetti della qualità della luce nella micropropagazione”: un'ottima discussione, molto apprezzata dalla commissione di Laurea. Una giornata che ricorderò per sempre grazie anche all’affetto delle persone a me care che mi hanno sostenuto fino ad oggi. Rimane un po’ di tristezza nell’abbandonare un ambiente, come quello della Facoltà di Scienze Agrarie di Pisa, stimolante ed unico nel suo genere, fatto di tanti amici e di bellissimi ricordi. 

lunedì 16 maggio 2011

Provette alternative

A differenza del Santo che è stato folgorato sulla via di Damasco, io sono stato folgorato mentre prendevo un aperitivo analcolico alla Casa del Popolo di Ponte Buggianese. Anche se non è proprio la stessa cosa e anche se questa mia avventura non entrerà mai in un libro sacro, rimane a tutti gli effetti una soluzione "geniale". Erano mesi che gironzolavo sul web per trovare un sito che mi permettesse di acquistare delle provette da laboratorio, spendendo pochi euro. Purtroppo non ho trovato niente che andasse bene alle mie esigenze, sia per il costo sia per il numero sproporzionato di provette che mi sarebbero arrivate a casa. Così, come racconto nel video, mente prendevo l'aperitivo,  mi è venuta la brillante idea di utilizzare come provette le bottigline del Bitter. Non male come idea visto che mi permette di risparmiare oltre 50 euri!!!

martedì 10 maggio 2011

Presentazione Laurea

Visto che con voi ho condiviso praticamente tutto il percorso che in un modo o nell'altro mi ha portato a conseguire laurea, ho deciso di pubblicare anche la prima pagina della presentazione in PowerPoint. Subito dopo il 23 maggio, giorno della discussione della tesi, come promesso pubblicherò alcuni capitoli riguardanti gli effetti della qualità della luce nella micropropagazione. Per quanto riguarda il resto sto ancora aspettando il pHmetro dalla Spagna. Appena arrivato, visto che alcuni di voi mi hanno chiesto più info su questo strumento, pubblicherò altre specifiche del pHmetro.

lunedì 9 maggio 2011

pH

I valori del pH del substrato devono essere tali da consentire la crescita dei tessuti vegetali. Il pH influenza:

- la solubilità dei sali:se è troppo basso i fosfati ed altri sali con alto peso molecolare possono precipitare;
- l'assorbimento degli elementi nutritivi e degli ormoni: con bassi valori di pH le vitamine del gruppo B e l'acido pantotenico, le auxine e l'acido gibberellico diventano instabili ed, inoltre, viene ritardato l'assorbimento degli ioni ammonio;
- la solidificazione dell'agar.

Per questi motivi il range di variazione del pH è abbastanza ristretto ed il valore ottimale per molte specie è compreso fra 5,2-5,8. In questo intervallo i sali si mantengono nella forma solubile, anche in presenza di elevate concentrazioni di fosfati, inoltre questi valori sono sufficientemente bassi per permettere una crescita rapida dei germogli. Durante la sterilizzazione del substrato il valore del pH subisce un abbassamento di circa 0,2-0,3 punti. Si modifica anche durante lo sviluppo della coltura per la metabolizzazione di alcune sostanze.

In alcune specie il pH scende nelle prime due settimane di coltura per poi risalire alla fine della subcoltura. Secondo alcuni Autori ciò è dovuto alla CO2 prodotta dalla respirazione dei vegetali, mentre altri sostengono che la diminuizione del pH è legata all'assorbimento dei cationi presenti nel mezzo, mentre il successivo aumento è dovuto alla metabolizzazione degli anioni, sopratutto quelli nitrici.  Per quanto riguarda la stabilità dell'agar, un pH troppo acido determina l'idrolisi dell'agente solidificante durante la sterilizzazione in autoclave, causandone la perdita del potere addensante. Al contrario, un pH troppo alcalino rende il substrato viscoso e ciò rende più difficile lo sviluppo dei germogli.

venerdì 6 maggio 2011

pH e micropropagazione

La correzione del pH del mezzo è una fase essenzia­le. Le cellule vegetali preferiscono un pH leggermen­te acido, generalmente tra 5.3 e 5.8. Valori di pH infe­riori a 4.4 o superiori a 7, generalmente inibiscono in modo considerevole la crescita e lo sviluppo in vitro. Tale effetto negativo e probabilmente causato da diversi fattori, quali la minore stabilità di fitoregola­tori come l'IAA e l'acido gibberellico, la precipitazio­ne dei fosfati, la minore stabilità della vitamina B, e dell'acido pantotenico, il ridotto assorbimento degli ioni ammonio, le variazioni di consistenza dell'agar (la riduzione del pH provoca la liquefazione dell'a­gar). La correzione del pH è l'ultima fase prima del­l'aggiunta e del dissolvimento dell'agar. Successiva­mente il mezzo viene distribuito nei contenitori ed autoclavato. Se il valore del pH è diverso da quello desiderato, esso deve essere corretto mediante KOH, nel caso in cui occorra alzarne it valore o mediante HC1 se occorre un pH inferiore (utilizzando soluzio­ni 0,1 o 1,0 N). L'idrossido di sodio (NaOH) può essere ugualmente usato, tuttavia esso può causare un indesiderato incremento di ioni sodio. Generalmente il pH di un mezzo decresce da 0,3 a 0,5 unità dopo la sterilizzazione in autoclave; esso inoltre varia durante it periodo di coltura sia per fenomeni di ossi­dazione, per assorbimento differenziale e per la secre­zione di sostanze originatisi dai tessuti in crescita.

Mezzo di coltura 2

Ci siamo, domani mattina finalmente consegnerò le due copie della tesi in segreteria e presenterò l'esposizione al Prof.. Oltre a questo volevo dirvi che nella dispensa MEZZO DI COLTURA è stato inserito un nuovo capitolo dal titolo Caratteristiche di alcuni dei mezzi di coltura più utilizzati. 

mercoledì 4 maggio 2011

pHmetro

Buondì! Oggi sono particolarmente contento visto che è stato messo un'altro tassello per portare a compimento la Laurea. Ieri infatti sono andato a ritirare le tre copie stampate e rilegate della mia tesi che dovrei consegnare entro lunedì in facoltà per potermi laureare il 23 maggio. Ma non voglio certo parlarvi soltanto di questo. Ieri infatti per festeggiare, ho deciso di comprare un pHmetro, utile nella preparazione dei mezzi di coltura.Nello spirito del progetto, il modello di pHmetro acquistato è semplice da usare e di conseguenza economico. Mi sarà utile per regolare i valori di acidità del substrato. L'alternativa erano le cartine al tornasole, ancora più economiche ma decisamente meno precise. Di seguito riporto i dati dello strumento pagato solo 28 euri. Il misuratore pH è uno strumento tascabile a tenuta stagna (waterproof) per la misura del pH. Assicura una risoluzione di ±0,01 pH e una precisione delle misure dello ±0,1 pH.


Operazioni:
Rimuovere il cappuccio protettivo e sciacquare con acqua eventuali cristalli bianchi
- Accendere lo strumento.
- Immergere nella soluzione fino al livello max. di immersione.
- Agitare leggermente ed attendere che la lettura si stabilizzi.

Calibrazione:
- Immergere l’elettrodo dello strumento nella soluzione tampone a pH 7 (o 6.864)
- Attendere che la lettura si stabilizzi.
- Con il cacciavite far ruotare il trimmer di calibrazione pH7 finché il display visualizza il valore "7.0".
Risciacquare l’elettrodo con acqua ed immergerlo in una soluzione tampone a pH 4 (o pH 10)
- Attendere che la lettura si stabilizzi.
- Con il cacciavite far ruotare il trimmer di calibrazione pH4/pH10 finché sul display viene visualizzato il valore "4.0".

Caratteristiche:
- Waterproof
- Alta precisione
- Gamma di misurazione: de 0.00 a 14.00 pH
- Risoluzione: 0,01 pH
- Accuratezza: ±0.1pH
- Compensazione automatica della temperatura (da 0 a 50°C)
- EMC DEV: ±0.2pH
- Umidita relativa: <95%
- Dimensione: 150mm x 29mm x 20mm
- Manuale
- 3 pile 1,5 volts 


venerdì 29 aprile 2011

Micropropagazione della patata 2

Prelevare talee nodali ed interi ger­mogli da colture in vitro stabilizzate provenienti a loro volta dalla sterilizzazione e messa in coltura del materiale di propagazione di partenza (tuberi ger­mogliati). La mag­gior parte delle cultivar (genotipi) di patata possono essere indotte a formare tuberi in vitro; tuttavia, la capacita di dare origine a microtuberi e influenzata dal genotipo. Cultivar quali "Kennebec", "Superior", "Red Pontiac" o "Russet Burbank" sono dotate di tale capacita. (Leclerc et al., 1994). Si raccomanda l'uso di tuberi di patata freschi che non presentino segni di deperimento.

Successivamente lavare i tuberi sotto acqua corrente e quindi immer­gerli in una soluzione di candeggina commerciale al 20% (v/v) (1,05% NaOCl) per 10 minuti. Tagliare i tuberi in cinque o dieci pezzi di 2 cm2 circa e quin­di immergerli per un'ora in una soluzione di acido gibberellico (100 mg/1) per interrompere la dor­mienza e favorire il germogliamento. Porre le sezio­ni in vermiculite umida all'interno di una camera climatica a circa 25 °C con un fotoperiodo di 16 ore di luce fluorescente. Prelevare i germogli quando hanno raggiunto approssimativa­mente la lunghezza di 3-5 cm.

Per iniziare la coltu­ra dovrebbero essere usati apici delle dimensioni di 5-10 mm. Sciacquare gli apici sotto acqua corrente per 10 minuti e quindi sottoporli a sterilizzazione in una soluzione di candeggina commerciale al 20% agitando costantemente per 10 minuti. Quindi sciacquare tre volte per 5 minuti in acqua distillata sterile. Eliminare la parte di tessuto danneggiato dalla candeggina e collocare ciascun apice in un tubo di coltura (150 x 25 mm) contenente 15 ml di un mezzo costituito dai sali di base di Murashige e Skoog, 87,6 mM (30 g/L) di saccarosio, 0,56 mM (100 mg/L) di mioinositolo e 1,2 pM (0,4 mg/L) di tiami­na-HCI, e solidificato con 8 g/L di agar. Questo mezzo puO essere acquistato preconfezionato, senza saccarosio ed agar, da Sigma Chemical, St. Louis, MO (M-6899).

Dopo 30-40 giorni di coltura i germogli dovrebbero avere la lunghezza di 4-6 cm. Le talee nodali prelevate da tali colture sono sottoposte a subcoltura nello stesso mezzo, ad intervalli di 4-6 settimane.

giovedì 28 aprile 2011

Mezzo di coltura

Da oggi potrete trovare una nuova dispensa sul blog dedicato alla micropropagazione. la nuova pagina di approfondimento riguarderà una componente importantissima del processo micropropagativo: la composizione del mezzo di coltura. Indispensabile per un'ottima realizzazione dei nostri espianti. Nella pagina mezzodi coltura troverete interessanti nozioni sui componenti del subtrato, tabelle con i mezzi di coltura più famosi e un interessante capitolo sui fitoregolatori più utilizzati. Nei prossimi giorni questa dispensa sarà integrata anche con un altro capitolo in lavorazione inerente alle condizioni della camera di crescita. Buona lettura.

mercoledì 27 aprile 2011

Micropropagazione della patata

In questi giorni oltre a preparare la tesi (dovrebbe essere rilegata per mercoledì prossimo) mi sono dedicato alla semina di alcune varietà extra-piccanti di peperoncini Habanero e Tabasco per rilassarmi in vista del 23 maggio. Oltre a questo ho avuto modo di riorganizzare il lavoro del blog e ho deciso di ripartire da dove eravamo rimasti: dalla micropropagazione della patata. Con questo articolo inizierà il percorso per riuscire a micropropagare le nostre prime piantine di patata in casa.



La patata (Solanum tuberosum L.), coltura d'impor­tanza mondiale, rappresenta un alimento essenziale nella dieta di una larga parte della popolazione del mondo. La produzione della patata è al quarto posto tra le maggiori colture alimentari. A differenza di altre colture di uso alimentare essa e propagata vege­tativamente e purtroppo, a causa di questo metodo di propagazione, risulta suscettibile a molte infezio­ni di origine virale, fungina e batterica. Sono cono­sciuti almeno 23 virus in grado di infettare la patata riducendone la qualità e la produttività. La propaga­zione della patata mediante materiale vegetale prove­niente da tuberi da consumo, causa la diffusione e la moltiplicazione di tuberi infetti. La produzione di tuberi seme privi di patogeni è una pratica ormai di routine che permette di mantenere un'adeguata pro­duttività (Miller e Lipschultz, 1984). Questo obietti­vo è raggiunto mediante la coltura di apici meriste­matici per l'ottenimento di tuberi seme denominati SPT (specific pathogen freetested), in cui cioè è stata verificata l'assenza di patogeni specifici (Cassels e Long, 1982). La micropropagazione è successiva­mente applicata per propagare clonalmente le plan­tule provenienti da coltura meristematica. Due tecniche di micropropagazione, molto sem­plici ma affidabili, possono essere applicate alla pata­ta. La prima tecnica, denominata coltura di nodi sin­goli o multipli, implica la produzione di germogli mediante coltivazione di nodi singoli o multipli (propaggine in vitro) posti orizzontalmente nel mezzo di coltura. Nella patata i segmenti nodali sono prelevati da colture di germogli STP provenienti a loro volta da apici meristematici allevati in vitro. E’ da puntualizzare che la patata non pub essere moltiplicata mediante il metodo della coltura di germogli (propa­gazione in vitro mediante successivi cicli di prolifera­zione di gemme ascellari). Infatti, nel caso specifico l'aggiunta di citochinine non induce proliferazione di gemme ascellari. Normalmente nella patata è pos­sibile, invece, ottenere rapidamente germogli privi di ramificazioni, allungati e composti di nodi multipli. Questi germogli (microtalee) o sono radicati ed accli­matati alle condizioni di pieno campo o sono suddi­visi in talee uninodali per iniziare nuove colture in vitro. Sebbene non sia il metodo più effi­ciente di micropropagazione, la coltura di nodi è il procedimento più affidabile per produrre in vitro piante dalle caratteristiche rispondenti alla pianta madre (true to type).La seconda e forse più affascinante tecnica di micro­propagazione implica la produzione di tuberi minia­turizzati (microtuberi) da germogli di patata allevati in vitro. Tale tecnica, oltre che essere un utile metodo di propagazione e conservazione di ger­moplasma dotato di caratteristiche di pregio, può essere adattata ai metodi commerciali di propagazio­ne automatizzata e agli impianti di meccanizzazione di pieno campo su larga scala (McCown e Joice, 1991). A seconda delle cultivar, lo sviluppo di microtuberi è favorito da condizioni di fotoperiodo corto e dall'aggiunta nel mezzo di coltura di una citochinina e di elevate dosi di saccarosio (Seabrook et al., 1993; Gopal et al., 1998).Se l'impianto e le successive fasi di sviluppo dei mi­crotuberi avvengono in condizioni ideali, la coltura ha un comportamento uguale a quella da tuberi seme (McCown e Wattimena, 1987).
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